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Heroes.

Heroes - Roma come New York

Un club/una band/un live: al centro la musica, sullo sfondo Roma.
Roma come New York, centinaia di band che si agitano, fanno rumore, provano ad emergere da non si sa cosa.

Smettiamola di emergere, iniziamo a sommergere Roma con quello che facciamo, partiamo da qui, da due serate al mese alle Mura.

Sai che i gruppi qui vivono esistenze solitarie? La tal band divide il palco una sera con la tal altra, si scambiano due parole, qualche invidia e non resta più nulla.
La tal band ambisce a suonare davanti ad otto milioni di persone nella situazione più fica della città, d’Italia, della galassia. Ha un paio di gruppi di amici, un paio con cui ha qualche screzio, ma principalmente pensa per sè. E più pensa per sè e più va avanti, più smette di ascoltare quello che le succede intorno, e mentre si lamenta che nessuno le da spazio non lo concede a nessuno.

La scena non esiste, ma esistono le persone e qualche volta gli eroi: proviamo a fare qualcosa che finora non ha fatto nessuno.
Proviamo a coalizzarci.
Proviamo a unirci.

Cosa succederebbe se esistesse una situazione in cui per suonare devi accettare di promuovere oltre il tuo concerto quello della band della settimana successiva?

- Una situazione in cui suonano per la stragrande maggioranza gruppi romani, ma articolata ed organizzata come se si trattasse del concerto evento degli Arcade Fire.
Il gruppo che partecipa ad Heroes continua ad essere promosso su media romani/italiani e soprattutto newyorkesi ed americani, perchè ci piace l’idea di fare uscire la gamba dallo Stivale.

- Un live in cui i musicisti si incontrano, anche quando non suonano, sono parte integrante dell’identità di Heroes, la possono influenzare, possono contribuire a cambiarla.

- Una serata in grado di diventare appetibile anche per il pubblico vago e meno interessato alla musica, perché il nostro scopo deve essere quello almeno di provare a condividere quello che facciamo con il resto del mondo.

- Un progetto ambizioso, che non spera di aver successo oggi e non si ferma domani, ma dura nel tempo e progetta a lungo termine.

Ne vorresti far parte?

Fatti sentire!
Mandaci il tuo soundcloud/facebook/myspace/cd/cassetta smangiucchiata

heroesroma@gmail.com

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Ci presentiamo: noi siamo artisti precari, musicisti indignati, lavoratori allo sbando non solo perché derubati del futuro come tutti i nostri coetanei e compagni di sventura sociale, ma anche perché l’Italia di questi decenni bui ha completamente disimparato a riconoscere e coltivare sia la bellezza che la verità, di cui la musica, il cinema e l’arte in generale sono il naturale riflesso.

L’Italia berlusconiana è un Paese di rapaci e di guitti, che da un lato speculano e dall’altro si degradano a tutti i livelli esprimendo gusti beceri, oltre che ambizioni squallide. In questa stessa Italia bellissimi concerti a due, tre o cinque euro di biglietto vengono disertati da una massa di indifferenti (purtroppo anche votanti) pronti a pagarne trenta per andare in discoteca a vedere il “tronista” del momento o l’ultimo dei be oti del “Grande fratello”, o pronti a restare a casa, solitari davanti ad uno schermo, a lamentarsi e non fare nulla. Ma questo si è sempre verificato, è difficile far evolvere il gusto di una nazione… soprattutto se la nazione è l’Italia.

L’involuzione più sconfortante, però, si è gradualmente verificata anche all’interno di quel circuito musicale indipendente che da sempre si sottrae alle logiche di massa per introdurre nuovi linguaggi e nuovi mercati che all’estero spesso diventano le premesse di un’evoluzione concreta. In Italia purtroppo da tempo non è più così. Senza voler entrare in polemiche di dettaglio possiamo dire che in generale l’underground “rilevante”, quello cioè spalleggiato dalla stampa di settore e dai principali organi di promozione, booking e quant’altro, è ormai dominato dai figli spirituali dei sign ori in doppiopetto che hanno contribuito a rendere l’Italia quella che è, pullula cioè di rampolli pieni di soldi, contatti e opportunità che si alzano una mattina, decidono di incidere una pernacchia e non fanno fatica a presentarla una settimana dopo in versione “deluxe” negli stessi contesti che altri devono sudarsi per anni. E non importa se si tratta di prodotti spesso definiti non particolarmente apprezzabili persino da chi li mette in circolazione… tanto si fa sempre in tempo, con la collaborazione dei canali giusti, a lanciare una moda in base alla quale il degrado del gusto può diventare persino una specie di tendenza.

Ci hanno invaso di termini come “hype” e di contenuti inutili, come le infinite variazioni sul tema della malinconia esistenziale dei ragazzi dei quartieri alti, in cui non si riconosce quasi nessuno e che soprattutto, nei testi che ne parlano, è spesso legata alle espressioni più ; stupide del disagio giovanile privilegiato. E in questo modo formano il gusto di quelli che un tempo erano i destinatari della musica “alternativa”, deviandolo verso il nulla. Il mondo cosiddetto indipendente, che un tempo svolgeva una funzione critica e all’occorrenza amplificava la ribellione sociale, oggi è simbolo del disimpegno e della conservazione dell’esistente, nonché invaso dalla “poetica” del ragazzino ricco impegnato solo a pensare all’ennesima macchina fotografica costosa da comprare, a collezionare lo stesso modello di scarpe, ma con diversi colori e, fondamentalmente, ad annoiarsi. GAME OVER.

“Heroes” è nato per questo, per legare gli artisti indipendenti che si sentono traditi o non rappresentati da un Paese in pieno sfacelo e dominato a tutti i livelli dall’arroganza di casta, che amano la musica e l’arte con religiosa venerazione, che hanno salito tutti i grad ini della gavetta sudando il doppio dei loro colleghi europei, che hanno imparato a fare tutto da soli, che hanno alle spalle sacrifici inimmaginabili, che mangiano il tonno del discount, che a volte guidano per ore per suonare in un locale e poi tornare indietro e che hanno finalmente deciso di unirsi per la propria sopravvivenza, invece di continuare a lottare, soli e isolati, in un Paese che è il fanalino di coda d’Europa anche per quanto riguarda il loro settore.

E sono molto bravi e apprezzati, sia in Italia che all’estero. E sono indignati, perché sanno ragionare. E sono battaglieri. E sono tanti. Non sono “hype”… sono VERI. Qualcuno direbbe che sono “il Paese reale”.

E il “Paese reale” ha bisogno di “Heroes”
Così abbiamo deciso di fare quello che hanno fatto tutti i movimenti alternativi fino ad oggi, dal punk alla nascita delle etichette indipendenti. Facciamo da soli, solamente con le nostre forze, perché le logiche degli altri non ci rappresentano. Do it by yourself.
Noi facciamo e diamo, non chiediamo. ci siamo stancati perché tutti vogliono qualcosa e nessuno fa nulla. Cerchiamo band con contenuti, che esprimano cose di cui nessuno ha più la forza di parlare.
E lavoriamo insieme: ogni band ha il supporto e la promozione delle altre di Heroes, stiamo preparando una “superband” con i componenti dei gruppi, una compilation che rappresenti la summa di quanto fatto finora.
Il nostro limite sarà la nostra capacità di fare e la nostra capacità di restare attaccati a queste premesse, e a questo modo di essere.

 

 

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A club/a band/ a gig: music at the centre, Rome in the background.

Rome like New York, hundreds of bands bustling about, clamoring, trying to emerge from who knows what.

Let’s stop emerging, let’s start submerging Rome with our stuff, let’s start with this: two gigs a month at Le Mura.

Did you know that bands live lonely lives? So-and-so band shares a stage with some other band one night, they exchange a few remarks, quietly envy each other and that’s about it. So-and-so band longs to play in front of eight million people at the coolest venue in town, in the country, in the galaxy. They are friends with a couple bands, they got in arguments with a couple other bands, but they mostly mind their own business. And the more they do the worse it gets and they stop listening to what’s new around them, and as they whine about nobody giving them a chance, they in turn won’t give no chance to nobody.

There is no such thing as a “scene”, but there are people and sometimes there are heroes: let’s try something no-one ever did before. Let’s try to join forces. Let’s try to unite.

- What would it be like if there was a venue you could only play at if you accepted to promote not only your band’s gig, but next week band’s as well

- A place where the bands playing are mostly local, but everything is set up as every gig was next Arcade Fire’s super showcase.

- A club for bands to meet even when they’re not playing, because they’re an active part of the “heroes” identity, they have an influence upon it, they can help shape it.

- A live gig that will also attract that indefinite, non-committal audience that is not really that much into music, because our goal must be to at least try and share what we do with the rest of the world.

- An ambitious project, that is not aiming at instant success and is not planning to stop soon anyway, as it is designed to be long lasting.

Would you be a part of it?

Get in touch!

Share your soundcloud/facebook/myspace/cd/eaten-up cassette.

heroesroma@gmail.com