All You Need Is Punk compilation (2011).

di romacomenewyork

Apprezzabilissima l’operazione compiuta dai ragazzi di “All you need is punk” (http://www.facebook.com/AllYouNeedIsPunk), che hanno fatto delle potenzialità della rete e della loro voglia di cementare una scena punk italiana viva e tenace i due perni di un’operazione che ha portato alla nascita di questa prima compilation scaricabile gratuitamente.
Si parla di punk in tutte le sue variazioni stilistiche, ma anche di contenuti, perché quello che stupisce è il fatto che la rabbia, che in altri luoghi e in altre epoche si indirizzava verso il “no future”, qui esplode in faccia all’Italia dell’ultimo ventennio e a chi il futuro lo ha rubato a milioni di persone e presenta quindi un fortissimo connotato costruttivo. Nei testi sfilano infatti, come al poligono, una serie di bersagli presi di mira senza pietà: politici corrotti, banchieri, servi dei poteri forti, ma anche l’uomo medio lobotomizzato dai media e da anni di centri commerciali “a misura di esistenza”.
Tra le band che contribuiscono a vari livelli e con risultati diversi a fare della compilation un corposissimo manuale punk per ”ribelli consapevoli” troviamo esordienti e gruppi più navigati, rappresentanti di diverse regioni e moltissime declinazioni del genere, che vanno dal punk inglese e americano classico alla funk-fusion, dallo ska-core al garage, passando per grunge, riot, metal e moltissimi altri sottogeneri. E’ pressoché impossibile elencare tutti i partecipanti (quasi cinquanta!), accontentandoci di una sintesi parziale menzioniamo i Milksnake, travolgente trio female fronted, i Funkowl, con la loro irriverente originalità un po’ Primus un po’ Red Hot Chili Peppers, l’hardcore ribellistico di L’Automa, i Port of souls, con il loro sound obliquamente sensuale che ricorda i Rolling Stones come gli Stooges, l’energico postgrunge italiano dei lombardi Le fate sono morte, l’aggressività oscura e quasi postdark dei Tso, l’hardrock dei Killer Sound, creatori tra l’altro di un interessante festival chiamato Rock Against $ilvio e da segnalare anche per la loro partecipazione al V-Day, tutti degni contributi di questa compilation che, lo ribadisco, colpisce, ancora prima di arrivare musicalmente, sia per la sua rabbia sociale che per la voglia di aggregare le band del fragile e tormentato circuito underground, spesso e sfortunatamente troppo diviso per poter combattere lo strapotere del mainstream.
Di questo spirito ha bisogno la musica indipendente

(Fast and furious)

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