Heroes. Chi siamo.

di romacomenewyork


Ci presentiamo: noi siamo artisti precari, musicisti indignati, lavoratori allo sbando non solo perché derubati del futuro come tutti i nostri coetanei e compagni di sventura sociale, ma anche perché l’Italia di questi decenni bui ha completamente disimparato a riconoscere e coltivare sia la bellezza che la verità, di cui la musica, il cinema e l’arte in generale sono il naturale riflesso.

L’Italia berlusconiana è un Paese di rapaci e di guitti, che da un lato speculano e dall’altro si degradano a tutti i livelli esprimendo gusti beceri, oltre che ambizioni squallide. In questa stessa Italia bellissimi concerti a due, tre o cinque euro di biglietto vengono disertati da una massa di indifferenti (purtroppo anche votanti) pronti a pagarne trenta per andare in discoteca a vedere il “tronista” del momento o l’ultimo dei be oti del “Grande fratello”, o pronti a restare a casa, solitari davanti ad uno schermo, a lamentarsi e non fare nulla. Ma questo si è sempre verificato, è difficile far evolvere il gusto di una nazione… soprattutto se la nazione è l’Italia.

L’involuzione più sconfortante, però, si è gradualmente verificata anche all’interno di quel circuito musicale indipendente che da sempre si sottrae alle logiche di massa per introdurre nuovi linguaggi e nuovi mercati che all’estero spesso diventano le premesse di un’evoluzione concreta. In Italia purtroppo da tempo non è più così. Senza voler entrare in polemiche di dettaglio possiamo dire che in generale l’underground “rilevante”, quello cioè spalleggiato dalla stampa di settore e dai principali organi di promozione, booking e quant’altro, è ormai dominato dai figli spirituali dei sign ori in doppiopetto che hanno contribuito a rendere l’Italia quella che è, pullula cioè di rampolli pieni di soldi, contatti e opportunità che si alzano una mattina, decidono di incidere una pernacchia e non fanno fatica a presentarla una settimana dopo in versione “deluxe” negli stessi contesti che altri devono sudarsi per anni. E non importa se si tratta di prodotti spesso definiti non particolarmente apprezzabili persino da chi li mette in circolazione… tanto si fa sempre in tempo, con la collaborazione dei canali giusti, a lanciare una moda in base alla quale il degrado del gusto può diventare persino una specie di tendenza.

Ci hanno invaso di termini come “hype” e di contenuti inutili, come le infinite variazioni sul tema della malinconia esistenziale dei ragazzi dei quartieri alti, in cui non si riconosce quasi nessuno e che soprattutto, nei testi che ne parlano, è spesso legata alle espressioni più ; stupide del disagio giovanile privilegiato. E in questo modo formano il gusto di quelli che un tempo erano i destinatari della musica “alternativa”, deviandolo verso il nulla. Il mondo cosiddetto indipendente, che un tempo svolgeva una funzione critica e all’occorrenza amplificava la ribellione sociale, oggi è simbolo del disimpegno e della conservazione dell’esistente, nonché invaso dalla “poetica” del ragazzino ricco impegnato solo a pensare all’ennesima macchina fotografica costosa da comprare, a collezionare lo stesso modello di scarpe, ma con diversi colori e, fondamentalmente, ad annoiarsi. GAME OVER.

“Heroes” è nato per questo, per legare gli artisti indipendenti che si sentono traditi o non rappresentati da un Paese in pieno sfacelo e dominato a tutti i livelli dall’arroganza di casta, che amano la musica e l’arte con religiosa venerazione, che hanno salito tutti i grad ini della gavetta sudando il doppio dei loro colleghi europei, che hanno imparato a fare tutto da soli, che hanno alle spalle sacrifici inimmaginabili, che mangiano il tonno del discount, che a volte guidano per ore per suonare in un locale e poi tornare indietro e che hanno finalmente deciso di unirsi per la propria sopravvivenza, invece di continuare a lottare, soli e isolati, in un Paese che è il fanalino di coda d’Europa anche per quanto riguarda il loro settore.

E sono molto bravi e apprezzati, sia in Italia che all’estero. E sono indignati, perché sanno ragionare. E sono battaglieri. E sono tanti. Non sono “hype”… sono VERI. Qualcuno direbbe che sono “il Paese reale”.

E il “Paese reale” ha bisogno di “Heroes”
Così abbiamo deciso di fare quello che hanno fatto tutti i movimenti alternativi fino ad oggi, dal punk alla nascita delle etichette indipendenti. Facciamo da soli, solamente con le nostre forze, perché le logiche degli altri non ci rappresentano. Do it by yourself.
Noi facciamo e diamo, non chiediamo. ci siamo stancati perché tutti vogliono qualcosa e nessuno fa nulla. Cerchiamo band con contenuti, che esprimano cose di cui nessuno ha più la forza di parlare.
E lavoriamo insieme: ogni band ha il supporto e la promozione delle altre di Heroes, stiamo preparando una “superband” con i componenti dei gruppi, una compilation che rappresenti la summa di quanto fatto finora.
Il nostro limite sarà la nostra capacità di fare e la nostra capacità di restare attaccati a queste premesse, e a questo modo di essere.